mercoledì 15 aprile 2015

La Strada.

Questa è una storia vera.

E' quasi un anno ormai che la mia piccola cagnetta è entrata a far parte della mia vita. Non è una storia sul mio cane e su come e quanto sia bello crescerne uno. E' solo una storia, ma i cani non sono i protagonisti. Al più, si potrebbe dire che la mia cagnolina è stata la ragione per cui racconto questa storia. Pertanto se la storia dovesse risultarvi terribile, non sarà certo colpa mia!

Si chiama Kira. La mia cagnolina, dico. Kira. Chiamiamola così. Con il suo nome. Altrimenti dovrei star qui a cercare mille sinonimi..cagnolina, cucciola, la mia bimba..cagna? No, cagna no. E' un termine cacofonico. A dire il vero anche la parola "cacofonico" è cacofonica; dovrebbero trovare una parola diversa per questo aggettivo che già da solo è una definizione. Mi vengono in mente tutte le figure retoriche che si studiano a scuola. Ora, che voi abbiate fatto il classico, lo scentifico o un tecnico, sicuramente avrete incontrato parole del tipo: sinestesia, omoteleuto,antonomasia, omeoarto,ossimoro,anacoluto, cacofonia.
 Della maggior parte di queste, non ricordo minimamente il loro significato.
Ma..Cacofonia?
Non necessita nemmeno di una definizione. Cacofonia: ah si, certo. Lo dice la parola stessa!
Perchè, per citare il grande Nanni Moretti  in un suo famoso film, "Le parole sono importanti".
Le parole sono importanti.
Una parola detta nel momento giusto alla persona giusta può cambiare le sorti di questa nel bene o nel male.
Voi pensate allora quale effetto possano avere le parole su un bambino.

Si, adesso arrivo alla storia. Pazientate...

Dicevo, le parole..non mi riferisco ad una perfetta coniugazione nei modi e nei tempi (nonostante sostengo che "il dire altamente le cose è farle in gran parte", giusto per citare Vittorio Alfieri). Si può ferire una persona anche sbagliando un congiutivo; mi riferisco esattamente al significato che ne si attribuisce e al tono con cui le si pronuncia.
Ecco la storia. Breve.

Io a spasso con Kira.
Mamma a spasso col pargoletto di anni 5.
-Posso accarezzarla?
-Certo!
-E' aggressiva?
(qui forse dovrei aggiungere la foto di Kira. Ma non è una storia sui cani)
-No assolutamente!
E mentre i due giocano la madre, che nel frattempo ha ben pensato di non degnarmi di uno sguardo, interviene con tono autoritario:
-Andrea, come si chiama quella parte del corpo del cane che stai toccando? Dimmi i nomi degli apparati e degli organi che li compongono.

Andrea ha smesso di giocare con Kira.
Ha abbassato la testa e ha iniziato ad elencare nomi di cose..cose strane, per quanto mi riguarda.
Buttate li, come quando ci dicono di recitare un Ave o Maria. Ci avete mai pensato? Quanti pensano effettivamente alle parole che fuoriescono dalla bocca recitando tale preghiera? Lo so che è poco delicato da dire ma, io non ci penso davvero. Le parole vengono fuori da sole e si susseguono per assonanza o consonanza. Da un punto di vista religioso suppongo sia una cosa poco carina da dirsi e sono P-q.c  che nemmeno il mio parroco ci pensa quando la recita, anche se non credo lo ammetterebbe mai! Ma comunque torniamo alla storia breve..
Finita la preghiera la madre si volta, finalmente mi guarda (Ah grazie eh?!) e dice:
- Vuole fare il veterinario, da grande!
E vanno via!

Avrei potuto guardare la sagoma di Andrea allontarsi fino a quando fosse sparita dalla mia vista ma ho preferito guardare altrove. Non si può vedere un bambino camminare a testa bassa. I bambini devono tenere il naso rivolto al cielo. Perchè poi ci pensa la vita a dire loro come e dove devono guardare.
L'angoscia mi ha letteralmente assalita e Kira deve aver avuto la mia stessa sensazione dato che era rimasta immobile dopo quell'interruzione improvvisa delle carezze che riceveva da una mano cosi tenera ed ingenua.

Discorsi moralisti a parte, quante persone conoscete che da grandi sono riusciti a fare un lavoro che desideravano fare a 5 anni? Ma soprattutto, cosa ne sa un bambino? Un bambino, al più, vuole giocare con un cane. Di certo non si aspetta di operare o fare altre cose terribili (per quanto maledettamente utili). Ma non è solo questo il punto. Il punto è che Andrea mi ha fatto riflettere: ho iniziato a chiedermi quanto fosse sconveniente cercare di definire la strada che si sta percorrendo, sapere esattamente cosa voler trovare sotto la scritta "ARRIVO".
Anche perchè poi, esattamente, dove diavolo stiamo andando?
Una laurea?
..e allora  giù a studiare senza sosta. Ed a laurea ottenuta..
Un buon lavoro?
..e allora via alla corsa per il miglior posto. Ed ad assunzione avvenuta...
Una promozione?
..e allora pronti per la guerra contro tutti i colleghi.
E cosi via...
Con questo non voglio dire che non bisogna avere delle obiettivi, dico solo che non bisogna averli a lungo termine e non bisogna attribuire a questi la nostra felicità.
Mai che una mamma dicesse: mio figlio vuole fare lo spazzino!
No,Vuole fare il medico, vuole fare il veterinario, l'avvocato ecc ecc..
Qui i punti da trattare sarebbero due:
  • pessimi genitori.
  • la necessità di sapere chi e cosa voler diventare per sentirsi parte di un gruppo.
Per quanto riguarda il primo punto, la breve storia di Andrea è sufficiente. Vorrei solo aggiungere che quella madre sarà la stessa che insegnerà al figlio che nella vita l'importante è vincere, non partecipare.
Anche questa storia dell'arrivare primi in tutto deve finire! Perchè dovrebbe essere bello essere il più bravo a fare qualcosa? Perchè non dovrebbe essere altrettanto bello essere il sesto, ad esempio? Immaginiamo un modo in cui tutte le madri alla frase : "Mamma sono il più bravo della classe" iniziassero a piangere per la disperazione oppure...iniziassero a dare legnate al figlio..oppure a urlare perchè avrebbero voluto che il figlio fosse il sesto  della classe, per quello sì che ci sarebbe da essere fiere!!!!

Per quanto riguarda il secondo punto,invece, oserei dire che le persone più interessanti che conosco hanno 40 anni e ancora non sanno chi e cosa voglion diventare. Che tutta questa ansia del darsi una direzione e del collocarsi in una categoria è davvero inutile. Siamo esseri viventi, mi pare una categoria necessaria e sufficiente a cui appartenere.
Ma siccome ci piace qualificarci e classificarci e superarci e superare, mi invento la mia categoria :
La donna che al suono della sveglia ride senza nessuna ragione e felicemente non sa (e non vuole sapere) cosa farà da grande.
E il mio unico obiettivo sarà quello di essere sempre un elemento di questo insieme.

Ora, lo so benissimo che ci sarebbero mille cose concrete a cui pensare..uno stipendio fisso, una casa, un conto in banca, dei risparmi, una macchina...ma certe volte è bello lasciarsi trasportare dagli eventi no? Come quando d'estate al mare ci mettiamo a pancia in su  e decidiamo di chiudere gli occhi e sentirci parte di quell'immensa distesa blu.
Ebbene, oggi va così..oggi non ci sono "orizzonti da raggiungere".

E per finire, una bella foto di Kira. Che mette solo allegria! E anche perchè, forse, un pò questa era una storia sui cani. Loro si che ci insegnano a vivere.




Ps. Se dovessi avere un figlio e qualcuno mi chiedesse cosa vorrebbe fare da grande, io risponderò: mio figlio vuole essere l'uomo che al suono della sveglia ride senza nessuna ragione e felicemente non sa (e non vuole sapere) cosa farà da grande.