Era un lunedì. E' importante specificarlo per capire il mood del momento. Il weekend era stato particolarmente stressante e non mi sentivo riposata e, men che meno, carica per affrontare un'altra lunga settimana di AR sui frecciarossa lungo la tratta TO-MI. Quella era una di quelle mattine in cui quando suona la sveglia ti sembra di aver chiuso gli occhi un attimo prima e ogni fibra del tuo corpo implora il riposo. Tuttavia ti alzi, prendi una di quelle barrette proteiche con lo 0% di grassi e corri in stazione. Il mio volto è sempre stato limpido e chiaro: se sono arrabbiata, si vede; se sono triste, si vede; se sono assonnata, si vede; se non voglio parlare con nessuno; si vede. Quel giorno ero a metà tra l'assonnata e il non voler parlare con nessuno. Durante queste giornate mi auguro sempre che il mio posto non sia quello con il tavolino condiviso da altre tre persone. Mi sono accorta che quando la prenotazione casuale ti assegna uno di quei posti, hai l'80% della probabilità di condividere il tavolino con 3 viaggiatori occasionali e dunque non pendolari. I viaggiatori occasionali che detesto di più al mattino, sono quelli che sperimentano l 'AV per la prima volta, sono quelli che mettono piede su un frecciarossa per la prima volta. Intendiamoci, li detesto di più solo se sono nel mood del lunedì mattina. Per il semplice fatto che questa tipologia di viaggiatori è euforica. Sono svegli ed euforici. Pertanto parlano a voce alta.
In ogni carrozza ci sono diversi mini schermi riposti in alto che, oltre a trasmettere notizie e pubblicità varie, indicano la velocità di viaggio. Pertanto, i viaggiatori della categoria prima descritta, passano la maggior parte del tempo a leggere la velocità del treno che via via aumenta fino ad arrivare a segnare i famosi 300 km/h. Non si limitano a leggerla, ma la urlano, km/h per km/h stanno li a monitorare l'aumento di velocità e, di conseguenza, a condividerla con tutti i passeggeri della carrozza. Ma, si capisce, è la loro prima volta e quindi nessuno osa dir nulla. Sfortunatamente questa tipologia di viaggiatori li si becca spesso il lunedì ed il venerdì, pertanto è molto probabile che il mood del pendolare mal si concili con la loro euforia.
Quel lunedì, chiaramente, mi era stato assegnato un posto con tavolino condiviso con altre tre persone. E poiché era lunedì, tre viaggiatori occasionali, tre donne, tre amiche.
Leggo numero e lettera, mi avvicino e prima di sedermi accenno un 'Salve' con la testa ma senza emettere suono con la bocca e senza nemmeno fare un sorriso. Di solito sono segnali sufficienti a sbollire un po di euforia ma loro ne avevano troppa in corpo quindi non è stato sufficiente. Mi pareva che la più giovane avesse 50 anni ma erano ben curate nei dettagli. Vestivano in modo ricercato prestando attenzione ai particolari e, cosa che ho apprezzato tantissimo, un ottimo accostamento di colori. Una vestiva toni di grigio e blu, l'altra marrone e panna e l'ultima total black. La mia vicina aveva lo stesso profumo della mia maestra della scuola materna, la maestra Paola. Una maestra dolcissima con i capelli color oro, cotonati ogni mattina e degli occhiali grandi che le coprivano il volto. Non ho mai scoperto che profumo usasse ma quando lo ritrovo in qualche signora, i miei pensieri vanno subito a lei. Ho ricordi molto vaghi di quel periodo ma quel profumo..quel profumo è ancora vivo dentro di me. Non posso negare che tale profumo abbia mitigato il mio mood e quindi ero, e lo sono stata, pronta a perdonare loro tutti i commenti esterrefatti che, da li a poco, avrebbero fatto sull'AV. Pertanto, chiusi gli occhi e mi abbandonai a quel profumo e a quel tepore del treno.
Non sono riuscita a dormire ma ho potuto ascoltare i loro discorsi, non solo io a dire il vero, ma tutta la carrozza. Avevano delle belle voci e sostengo che il volume sarebbe stato moderato in caso di mancata euforia.
- forse dovremmo comprarle delle scarpette rosa-propose la Tolal_Black
- una tuta rosa sarebbe più utile - incalzò la marrone_panna
- un bella cucina per bimbe. Ho visto che adesso ci mettono anche un sistema idrico per far venir fuori dell'acqua vera e quindi può giocare a lavare i piatti - rilanciò convinta la grigio_blu
-anche una scopa elettrica per bimbe mi sembra carino ed originale - disse la
marrone_panna accogliendo la tipologia di regalo dell'amica
Ad essere sinceri non ho più ascoltato il resto della conversazione, del tutto normale e lineare. Le ho lasciate li a chiacchierare, prima con la mente e poi con il corpo una volta arrivata a Milano. Le ho lasciate li perché loro parlavano e la gente intorno le ascoltava senza darne troppa importanza. Dopo tutto, cosa stavano dicendo di male? Se avessero imprecato, ruttato, litigato allora si che ci sarebbe qualcosa da dire. Ma cosa c'è da dire riguardo ad una normale discussione tra amiche circa un regalo da fare ad una bimba. Forse nulla, o forse troppo.
I bambini nascono puri, non hanno pregiudizi e non fanno discriminazioni di razza, colore, sesso. Ai loro occhi sono tutti uguali. Mio dio, quanto ci piace parlare di uguaglianza. Ci facciamo false leggi su questa bella parola, peccato che c'è gente che ci è anche morta perché ne dava il giusto peso. Oggi nel 2017 lottiamo nel nome dell'uguaglianza, delle pari opportunità, a favore dei diritti dei gay, contro le violenze sulle donne. Lottiamo molto ma in realtà non lottiamo affatto. In realtà, siamo lo stesso popolo bigotto e cattolico di sempre. Siamo solo più colti e sappiamo nasconderci dietro le belle parole. In realtà, siamo quel popolo che cambia lato del marciapiede se vede un uomo di colore, che guarda male o abbassa lo sguardo davanti a due ragazzi che si tengono per mano in metro ma poi "guarda che io hoa anche un amico gay!!!!".
E poi ho capito. La nostra grande eterna contraddizione, la nostra falsità e la nostra presunzione.
Noi mettiamo al mondo un figlio e decidiamo che femmina è rosa e blu è maschio.
Abbiamo dato un sesso ai colori, pensate un po' come ghettizziamo i figli appena nati. Nasce una femminuccia e lei subito impara che il rosa è il suo colore, che avere una cucina per bimbe è il suo regalo più bello, che avere una scopa elettrica come quella "della mamma" è una cosa bellissima. Nasce un maschietto e lui subito impara che il blu è il suo colore, che mettere una tutina rosa non è giusto e che le pistole, le moto, le macchine, il pallone, questi si che sono i giochi da maschio. Allora insegniamo loro anche a far la guerra, con le pistole, con i soldatini, con i videogiochi. Insegniamo loro che la guerra è un gioco e che mica si muore davvero. Poi crescono e la guerra la fanno sul serio. L'importante è avere un fiocco blu sulla porta od un fiocco rosa per discriminare in partenza. Così, senza nemmeno aver fatto il primo respiro, il primo pianto. Tu sei rosa e tu sei blu. Ma poi parliamo di uguaglianza, di pari opportunità, di pace, di amore. Quanto ci piace parlare.
E poi ti ritrovi ad un aperitivo dove nessuno uomo berrà da un bicchiere rosa, nessun uomo prenderà delle posate rosa od un piattino rosa. Macché sei matta? Quello è da femmina!
Come se essere femmina (mica donna) fosse una cosa terribile, come se per l'uomo che è stato cresciuto in una stanza blu, con tutine blu, col pallone blu, col fiocco blu, fosse meglio avere un cancro piuttosto che essere additato come una femminuccia. La donna deve essere debole e l'uomo deve essere quello forte. Possiamo fare tutti i bei discorsi che vogliamo, farci sopra tutte le leggi che ci pare. Possiamo vedere le donne raggiungere le vette più alte. Ma nulla cambierà finché noi insegniamo questo ai nostri figli. Implicitamente mettiamo loro un marchio, diciamo loro che se sei maschio blu devi allora amare una femmina rosa e se invece ti innamori di maschio blu, beh allora..beh allora è peccato.
Se sei femminuccia rosa allora devi cucinare, devi saper usare la scopa elettrica. Noi donne oggi pensiamo di aver ottenuto il nostro diritto all' uguaglianza, ma invece abbiamo solo fumo negli occhi. Finché vedrò fiocchi rosa e fiocchi blu sulle porte delle case, non potrò mai dire di vivere in un paese libero, in un paese in qui il principio di uguaglianza è ben intrinseco in ognuno di noi. Finché le donne stesse appenderanno quel fiocco sulla porta, avremmo tutti perso in partenza. Le donne, gli uomini e gli uomini che amano altri uomini e le donne che amano altre donne, e le donne che lavorano fino a tardi e sono loro a trovar sul tavolo la cena calda che il maschio blu ha preparato per la donna rosa.
venerdì 24 novembre 2017
venerdì 17 novembre 2017
Vita da pendolare. Parte 1
Il periodo dell'anno che preannuncia l'inverno è quello che mi angoscia di più. Le foglie sono cadute dagli alberi che adesso sono secchi e spogli. Soprattutto quando guardo fuori seduta nella carrozza 7a del frecciarossa 9513 diretta verso milano, mi accorgo che la natura si prepara ad un lungo letargo. Essere pendolare permette di accorgerti delle stagioni che passano. È una magra consolazione per chi è schiavo di un treno ma ho imparato ad apprezzare questo aspetto che, altrimenti, passerebbe inosservato. Le montagne diventano bianche e tutto appare freddo. Appare, perché fa freddo. Letteralmente freddo. C'è da dire che la moltitudine di gente che s'incontra ogni giorno mi sbalordisce sempre di più. Invece, le solite facce dei pendolari, come me, sono ormai stampate nella mia mente. Ogni mattino lo stesso rituale, le stesse espressioni assonnate e la stessa posizione d'attesa dietro la linea gialla della banchina del solito binario 2. Ci si accenna un saluto, una smorfia a volte anche solo uno sguardo come a voler confermare la propria presenza, come a voler condividere un male comune. Poche parole, solo i nuovi parlano e si riconoscono subito. Quando c'è una faccia nuova la si individua facilmente. I "nuovi" parlano. Parlano tanto. È tutto un fermento nel voler comprendere il meccanismo di prenotazione posto, carrozza, treno. È tutto un fermento nello scoprire se un treno è in orario oppure in ritardo. È tutto un fermento per cronometrare i minuti necessari per percorrere il tratto binario- metro. E allora giù con tutte le stime, con la velocità del passo e con la lunghezza della gamba perché per un pendolare anche una sola variabile può cambiare la propria situazione. Compreso il tutto, considerata ogni alternativa di viaggio, impostata ormai la sveglia alle 5 del mattino, i nuovi non sono più nuovi e cadono nel silenzio che ci accomuna. Silenzio rispettoso verso ognuno di noi. Ci si sente parte di un gruppo e si ripetono gli stessi rituali ogni mattina. Quando ero "nuova" mi è capitato di assistere ad una conversazione tra un'anziana signora ed un gruppetto misto di pendolari. Da li ad una settimana sarebbe andata in pensione e nel suo volto c'era solo disperazione. Non per il lavoro, sia chiaro era ben contenta di occuparsi dei suoi libri e dei suoi dipinti, era disperara perché per lei erano fondamentali quei rituali ormai fatti per 40 anni. Trascorreva del tempo con se stessa durante il viaggio verso Milano e, diceva, sul treno ho preso le decisioni più importanti della mia vita. Quello che scoprì dopo era che aveva viaggiato per 40 anni con il regionale perché a quel tempo non esisteva l 'AV. Oggi sarebbe impensabile.
Tutto può sembrare incredibilmente romantico ma vi posso assicurare che quando suona la sveglia alle 5 del mattino e sai che dovrai correre più di tutti per arrivare in orario a lavoro, i pensieri dei pendolari non sono per nulla romantici. Proprio per questo, forse,si sceglie il silenzio.
Tutto può sembrare incredibilmente romantico ma vi posso assicurare che quando suona la sveglia alle 5 del mattino e sai che dovrai correre più di tutti per arrivare in orario a lavoro, i pensieri dei pendolari non sono per nulla romantici. Proprio per questo, forse,si sceglie il silenzio.
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