Il periodo dell'anno che preannuncia l'inverno è quello che mi angoscia di più. Le foglie sono cadute dagli alberi che adesso sono secchi e spogli. Soprattutto quando guardo fuori seduta nella carrozza 7a del frecciarossa 9513 diretta verso milano, mi accorgo che la natura si prepara ad un lungo letargo. Essere pendolare permette di accorgerti delle stagioni che passano. È una magra consolazione per chi è schiavo di un treno ma ho imparato ad apprezzare questo aspetto che, altrimenti, passerebbe inosservato. Le montagne diventano bianche e tutto appare freddo. Appare, perché fa freddo. Letteralmente freddo. C'è da dire che la moltitudine di gente che s'incontra ogni giorno mi sbalordisce sempre di più. Invece, le solite facce dei pendolari, come me, sono ormai stampate nella mia mente. Ogni mattino lo stesso rituale, le stesse espressioni assonnate e la stessa posizione d'attesa dietro la linea gialla della banchina del solito binario 2. Ci si accenna un saluto, una smorfia a volte anche solo uno sguardo come a voler confermare la propria presenza, come a voler condividere un male comune. Poche parole, solo i nuovi parlano e si riconoscono subito. Quando c'è una faccia nuova la si individua facilmente. I "nuovi" parlano. Parlano tanto. È tutto un fermento nel voler comprendere il meccanismo di prenotazione posto, carrozza, treno. È tutto un fermento nello scoprire se un treno è in orario oppure in ritardo. È tutto un fermento per cronometrare i minuti necessari per percorrere il tratto binario- metro. E allora giù con tutte le stime, con la velocità del passo e con la lunghezza della gamba perché per un pendolare anche una sola variabile può cambiare la propria situazione. Compreso il tutto, considerata ogni alternativa di viaggio, impostata ormai la sveglia alle 5 del mattino, i nuovi non sono più nuovi e cadono nel silenzio che ci accomuna. Silenzio rispettoso verso ognuno di noi. Ci si sente parte di un gruppo e si ripetono gli stessi rituali ogni mattina. Quando ero "nuova" mi è capitato di assistere ad una conversazione tra un'anziana signora ed un gruppetto misto di pendolari. Da li ad una settimana sarebbe andata in pensione e nel suo volto c'era solo disperazione. Non per il lavoro, sia chiaro era ben contenta di occuparsi dei suoi libri e dei suoi dipinti, era disperara perché per lei erano fondamentali quei rituali ormai fatti per 40 anni. Trascorreva del tempo con se stessa durante il viaggio verso Milano e, diceva, sul treno ho preso le decisioni più importanti della mia vita. Quello che scoprì dopo era che aveva viaggiato per 40 anni con il regionale perché a quel tempo non esisteva l 'AV. Oggi sarebbe impensabile.
Tutto può sembrare incredibilmente romantico ma vi posso assicurare che quando suona la sveglia alle 5 del mattino e sai che dovrai correre più di tutti per arrivare in orario a lavoro, i pensieri dei pendolari non sono per nulla romantici. Proprio per questo, forse,si sceglie il silenzio.
Molto profondo.
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