sabato 1 settembre 2018

Vita da pendolare. Parte 3

Appena fuori dal treno della metro sento già l'odore della pioggia.
Il primo giorno di lavoro, dopo le calde ma brevi ferie estive, ho sentito quell'odore appena le porte della metro della fermata Paradiso di Torino si sono aperte. Avrei potuto accorgermene già seduta nel mio FrecciaRossa se solo avessi guardato fuori, sarebbe bastato anche solo guardare la gente, ancora poca rispetto al regolare flusso di pendolari, con in mano  un ombrello...ma non guardavo. Pensavo. Pensavo con il naso immerso nel libro che leggevo e che volgeva ormai al termine: Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese.
Si è lasciato leggere tutto d'un fiato, il tempo necessario per far partire i pensieri, quelli intensi, quelli che mi piacciono.
Due donne, un uomo ed un bambino che hanno deciso di farla finita in diversi modi e in diversi posti di New York. Prima che interrompano le loro vite, un uomo senza nome propone loro di posticipare il tutto di sette giorni, al termine dei quali saranno ricondotti in quel preciso istante e nei rispettivi luoghi scelti e, se ancora convinti di mettere fine alle loro vite, avrebbero potuto farlo. Tutto ciò che chiede loro sono sette giorni. Inizia così questo folle viaggio nelle vite di questi personaggi che imparano a guardare negli occhi le loro paure e assistono ai loro funerali. Vedono come sarebbe la vita dopo di loro. Chi li avrebbe pianti per sempre, chi per un giorno e chi per niente.

Io quando sto male faccio sempre un gioco, mi guardo intorno, osservo le persone [..] e penso che tra..ottanta, cento anni non ci saranno più, non ci sarà più nessuno di loro, ma proprio nessuno.[...] Saremo tutti sostituiti da altrettante persone con altrettani affanni, problemi, speranze, paure.[...] Pensa quanto siamo sostituibili. Però siamo anche un pò unici, perchè la nostra storia non sarà mai uguale a quello di nessun altro. [...]
 Siamo sostituibili e anche unici. I concetti di eternità ed unicità sembrano essere tipici della specie umana. Ognuno di noi nel suo piccolo vuole sentirsi unico e in questo non c'è nulla di malvagio o sbagliato. Ma il vero tema è capire che si è unici e che si è anche sostituibili. Ognuno di noi ha un talento che misto ad alcune caratteristiche lo rende unico ma, e ripeto MA, per nostra natura siamo sostituibili. Il carattere ossimorico di questa frase potrebbe far storcere il naso ma è proprio qui il bello della vita. Abbiamo l'unicità e non l'abbiamo. Sembra una bella definizione matematica: esistenza ed unicità quasi ovunque o meglio dire esistenza ed unicità quasi sempre. E dentro quel quasi c'è tutta una vita. Ne abbiamo una su questa terra e in questo corpo ed a queste condizioni. Bisogna solo capire come conviverci.

Sapere troppo ci rende vulnerabili, talvolta è meglio limitarsi a credere.
 Non sappiamo molte cose: per quanto resteremo, con chi resteremo ma possiamo scegliere il come e cercare di capire che ne vale la pena, sempre.

Io non posso garantirvi che sarete felici. Un giorno sarete la lucina accesa, un giorno quella spenta, l'unica cosa davvero importante è che abbiate nostalgia della felicità. Solo così vi verrà voglia di cercarla.
 La felicità. Il vero grande mistero.Un'illusione forse? Chi può dirlo.
Ma forse, è meglio limitarsi a credere. Dopo tutto come diceva Confucio
Ognuno di noi ha due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una.

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